Targa straniera in Italia: regole per circolare
Le auto con targa estera in Italia sono un tema con regole precise — e molto cambiate negli ultimi anni per contrastare la cosiddetta "estero-vestizione" (italiani alla guida di auto targate all'estero per pagare meno tasse e sfuggire alle multe).
La regola per i residenti
Chi ha la residenza in Italia da più di 60 giorni non può circolare con un veicolo immatricolato all'estero di sua proprietà: deve immatricolarlo in Italia (targa italiana) oppure, nei casi consentiti, registrarlo. Per i veicoli esteri concessi in uso a residenti (per esempio auto aziendali di società estere, leasing estero) è previsto il REVE, il Registro dei Veicoli Esteri: il veicolo può circolare se registrato, con documento che attesta titolo e durata dell'uso.
Chi può circolare con targa estera
I non residenti (turisti, lavoratori temporanei esteri) circolano regolarmente con la targa del loro Paese, nei limiti delle convenzioni internazionali. I frontalieri e i casi particolari (diplomatici, militari di organizzazioni internazionali) hanno regimi propri.
Sanzioni
Circolare da residenti con targa estera fuori dai casi consentiti comporta sanzioni pesanti: multa rilevante, intimazione a immatricolare o esportare il veicolo entro un termine, e in caso di inottemperanza il fermo e la confisca. Il controllo è semplice per le forze dell'ordine: residenza del conducente + targa estera = verifica REVE.
Acquistare un'auto estera
Se importi un'auto (per esempio dalla Germania), la reimmatricolazione italiana le assegna una targa della serie corrente: per questo un'auto del 2015 importata oggi ha una targa recente. È uno dei limiti del metodo "anno dalla targa": la targa data l'immatricolazione in Italia, non l'età del veicolo — il dato vero è sulla carta di circolazione.